Innalzata a navata unica, fu parte integrante in origine di un omonimo monastero basiliano.
Nel 1510 fu elevata a parrocchia. L’affresco al suo interno rappresenta la Trinità, con Dio padre al centro reggente il Cristo crocifisso, circondato in alto dagli arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele. Il dipinto fu eseguito nel 1521 su commissione di Rinaldo Grisolia, che aveva provveduto alla ricostruzione dell’edificio danneggiato da frana o terremoto.
La straordinarietà dell’affresco sta nell’arcangelo Gabriele reso con il volto bruno e l’aureola a disco. L’indizio suggerisce l’appartenenza del committente all’ordine dei Trinitari, dedito al riscatto dei cristiani fatti schiavi dai turco-barbareschi. Compito reso complesso e delicato per il dialogo da avviare e concludere con gli islamici e che non di rado poteva avere buon esito grazie alle doti del mediatore.
Il sembiante moresco dell’arcangelo Gabriele doveva significare, per il Grisolia, che Dio, suo tramite, in tutti i casi risoltisi con successo aveva annunziato ai musulmani la volontà della liberazione dello schiavo in trattativa. Gabriele, infatti, non è riconosciuto solo dalla teologia cristiana come angelo-nunzio a Maria della maternità di Cristo, ma anche dalla religione islamica, essendo comparso in sogno a Maometto preannunciandogli la scrittura del Corano.
(a cura di Saverio Napolitano)